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Descrizione: 9788833918624

autore

SIEGFRIED GIEDION

 

titolo

BREVIARIO DI ARCHITETTURA

 

editore

BOLLATI BORINGHIERI

 

luogo

TORINO

 

anno

2008

 

 

 

 

lingua

ITALIANO

 

 

 

 

Titolo originale: Siegfried Giedion,Architektur und Gemeinschaft, Rowohlt Taschenbuch Verlag GmbH, Reinbek, 1956

 

 

 

Argomento e tematiche affrontate

Descrizione: 9788833918624

Il libro, diventato oggi un classico della storia dell’architettura, è una sorta di diario in cui Giedion analizza, con la passione dell’osservatore immerso nel suo tempo, le nuove tendenze dell’architettura e dell’urbanistica in seguito allo sviluppo sociale e tecnologico. Egli propone, quasi utopisticamente, una città del futuro, una città umanizzata sia negli spazi abitativi che in quelli della vita associativa e capace di soddisfare i bisogni estetici e sentimentali dell’individuo e della comunità.

  

Giudizio Complessivo: 7 (scala 1-10)

Scheda compilata da: Silvia Oberti

Corso di Architettura e Composizione Architettonica 3 a.a.2014/2015

 

Descrizione: images

Autore Siegfried Giedion

 

Siegfried Giedion ( 1888-1968 ) si laureò in ingegneria a Vienna nel 1913; studiò poi storia dell’arte a Monaco con Heinrich Wolfflin. Amico intimo di Le Corbusier, fu tra i fondatori dei CIAM, dei quali fu anche segretario generale. Insegnò al MIT e alla Harvard University, dove divenne direttore del Dipartimento di Architettura della Graduate School of Design. I suoi numerosi libri hanno avuto una grande influenza, in particolare : Spazio, tempo e architettura (Hoepli, Milano 1954); L’era della meccanizzazione (Feltrinelli, Milano 1967); Walter Gropius, l’uomo e l’opera (Comunità, Milano 1954); L’eterno presente (Feltrinelli, Milano 1965); Architettura e il fenomeno del cambiamento (Flaccovio, Palermo 2002)

Siegfried Giedion

 

Contenuto

Il libro inizia analizzando le possibilità per osservare la realtà (dall’esterno o dall’interno), concludendo che è necessario pronunciare giudizi radicati nel proprio tempo. Nei capitoli successivi l’autore affronta svariati temi : dalla perdita del sentimento e del contatto degli artisti con il grande pubblico al tema della monumentalità, dai valori estetici e spirituali al rapporto dell’uomo con la città e il suo “core”, per giungere infine ad una riflessione sul tema dell’immaginazione, argomentato con una serie di esemplificazioni pratiche (progetti del suo tempo).

Il libro è organizzato in due sezioni : “Principi Figurativi” e “La formazione di una nuova coscienza collettiva” e ciascuna di esse è suddivisa in capitoli.

 

CAPITOLI

Capitolo 0- Introduzione

L’autore distingue le due possibilità che esistono per ossevare il proprio tempo : dall’esterno, tramite un atteggiamento inquisitorio che sfrutta un codice di giudizio appartenente a un’epoca ormai sorpassata oppure dall’interno, basandosi sulla convinzione che per comprendere qualsiasi fenomeno bisogna giudicarlo col suo proprio metro.

Bisogna dunque saper pronunciare giudizi radicati nel proprio tempo.

Si evidenzia inoltre quello che è ritenuto il maggior problema odierno : l’abisso che si determina tra un pensiero (artistico) molto progredito e una sensibilità arretrata (del committente). Solo se si riesce a superare questo dislivello si possono individuare i “creatori” più capaci.

  

Capitolo I – Del gusto dominante

Il capitolo inizia con una provocazione : gli artisti sono ancora necessari ? L’arte ha oggi, senza dubbio, perso il suo significato ed è stata assorbita dalla vita, ne è la prova il fatto che un artista non riesca più a mantenersi con il suo lavoro. Tutto questo è conseguenza del fatto che l’arte (ufficiale) ha perso il sentimento, e il sentimento è necessario per l’uomo : ogni persona pretende un ambiente che sia specchio del suo stato interiore. L’artista perde dunque il contatto col grande pubblico e tale avvenimento coincide con l’abbandono del naturalismo e con l’industrializzazione. Da quel momento l’artista per garantirsi la sopravvivenza si converte (nella maggior parte dei casi) ad un’arte destinata al pubblico, un’arte “volgare” e prodotta in gran quantità. Solo pochissimi pittori si dedicano alla ricerca e alla scoperta, allontanandosi sempre più dal gusto di pubblico, critica, collezioni. Mentre l’arte ufficiale, quella delle mostre, delle accademie, giace ora “nascosta nelle cantine delle nostre abitazioni”, le opere degli artisti-inventori, allora esiliati dal pubblico, vengono oggi richieste dai musei più prestigiosi.

  

Capitolo II- Una nuova monumentalità

L’autore qui illustra e argomenta i “9 punti sulla monumentalità”,  redatti in collaborazione con Josè Luis Sert e Fernand Leger, per l’associazione American Abstract Artists.

1-     I monumenti sono pietre miliari con cui gli uomini hanno creato simboli dei loro ideali, delle loro mete, delle loro azioni. Essi rappresentano un’ereditàper le generazioni future e costituiscono un nesso tra passato e futuro.

2-     I monumenti sono espressione delle più alte necessità culturali dell’uomo. Essi devono soddisfare l’eterna aspirazione del popolo a tradurre in simboli la sua energia collettiva. I monumenti “vivi” sono quelli che esprimono questa forza collettiva.

3-     Ogni epoca passata che abbia fatto maturare questa vera vita culturale ebbe l’energia e la capacità di creare questi simboli.

4-     Gli ultimi cento anni furono testimoni della svalutazione della monumentalità a “pseudomonumentalità”. I cosiddetti “monumenti” creati non racchiudono lo spirito e il sentimento collettivo del tempo moderno.

5-     Questa decadenza e questo abuso della monumentalità sono la causa fondamentale della diffidenza degli architetti moderni verso i monumenti.

6-     Abbiamo dinnanzi a noi una nuova epoca di architettura che avrà come conseguenza una nuova organizzazione della vita collettiva nella città, che finora è stata trascurata.

7-     Il popolo esige edifici che si adeguino al suo sentimento sociale e alla sua vita comunitaria, che siano qualcosa di più che una realizzazione funzionale. Deve esserci la partecipazione tra pittore, scultore, architetto, urbanista. Chi governa i popoli, nel campo delle arti rappresenta il “gusto tradizionale”.

8-     I monumenti devono trovare la loro collaborazione nei piani regolatori. Ciò sarà possibile quando i piani regolatori urbani avranno reso possibile la creazione di spazi aperti nei centri ora caotici. In questi spazi l’architettura monumentale troverà il posto che le compete.

9-     Oggi disponiamo di materiali moderni e di nuove possibiltà tecniche.

A queste condizioni l’architettura monumentale tornerebbe ai suoi fini originari e ritroverebbe il suo contenuto lirico.

Capitolo III – I valori estetici e l’architettura

In questo capitolo l’autore sostiene la tesi secondo le quale lo scopo dell’ambiente umano sia di guardare oltre ai valori utilitari e funzionali, tenendo in conto valori estetici e spirituali. Essi sono inscindibili dall’oggetto e ci condizionano sempre, consapevolmente o inconsapevolmente. Oggi tuttavia le esigenze estetiche ed emotive sono ancora prigioniere delle abitudini del secolo scorso a causa dell’arretrata educazione emotiva dell’uomo, rimasta indietro rispetto al suo pensiero. Nella nostra epoca sentire è più difficile che pensare, inventare, costruire.

Ciò conduce a riflessioni nel campo dell’educazione, in particolare quella del giovane architetto: egli deve sviluppare innanzitutto la coordinazione, deve essere predisposto al teamwork, non deve per forza conoscere a fondo nozioni di ogni campo del sapere (non avendo, così, la padronanza di nessuno di essi), deve piuttosto sapere cosa chiedere agli altri professionisti, deve conoscere la storia dell’architettura e i principi che l’hanno guidata, deve avere capacità di sintesi. La perdita di questi valori ha determinato la scissione tra arte, sentimento e realtà.

Si affronta poi la grande rivoluzione del XX secolo : l’importanza del piano in tutte le arti, dalla pittura (il cubismo, l’astrattismo…) all’architettura ( Theo Van Doesburg, le strutture bidimensionali di Maillart…).   

Capitolo IV- L’uomo e le città

Si affronta qui il tema della struttura che, nelle odierne condizioni di vita, deve assumere il quartiere residenziale “per evitare che l’uomo si avvilisca sempre di più”.

Dovrà esserci un accordo tra forma e funzione, tra esigenza emotiva e articolazioni sociologicamente necessarie: anche il più bel quartiere residenziale resta un’opera parziale se non possiede un cuore, un luogo di collegamento tra vita privata e pubblica. Ciò significa ritorno alla misura umana, alla considerazione dei diritti dell’uomo di fronte alla tirannia della macchina.

L’uomo, il cittadino, ognuno di noi ha senza dubbio il desiderio di uscire dallo stato di pura passività dello spettatore non partecipe alla vita della città; la spontaneità umana esiste nel popolo.

È il bambino ad avere soprattutto bisogno di questo risveglio della spontaneità assopita nell’uomo. Dovremmo prendere a esempio le città antiche: l’agorà greca, luogo delle assemblee , luogo di ritrovo dei cittadini, inserita in una città in cui regnava un preciso ordinamento sulla base delle diverse funzioni; il foro romano, dove invece venivano unite indiscriminatamente le istituzioni più diverse, dove regnava la confusione, ma dove, nonostante tutto, il diritto dei pedoni, dei cittadini era sacrosanto; le città medioevali che, dopo secoli di dacadenza, si sono organizzate in un continuo intrecciarsi di vita pubblica e privata, in cui la vita della città si svolgeva sulla strada.

Come deve essere oggi il “core”, il cuore della città? È un complesso creato artificialmente dalla mano dell’uomo, deve tener conto delle mutevoli esigenze sociali, deve possedere elementi costanti nel tempo, deve avere una planimetria flessibile e una chiara concezione spaziale. L’architetto/urbanista deve riconoscere le esigenze dei suoi contemporanei prima ancora che questi ne siano consapevoli, deve avere una immaginazione sociale; egli deve sempre, prima di passare al progetto, studiare con grande attenzione le abitudini di vita locali, il clima, con un atteggiamento di nuovo regionalismo, per acquisire una consapevolezza della vita che si nasconde nei contemporanei.

Capitolo V– Il desiderio di immaginazione

Il capitolo è incentrato sul tema dell’immaginazione.

L’immaginazione è la radice di ogni pensiero creativo e di ogni manifestazione creativa di un sentimento. Tuttavia all’architetto a volte è impossibile utilizzare questo strumento per l’eccessiva standardizzazione dell’industria. Un’altra ragione per cui l’immaginazione oggi è così rara è la letargia sociale, l’abbandono della vita associata, il cuui desiderio ricomincia a farsi sentire, insieme al bisogno di costruire ambienti adeguati ad essa. L’immaginazione si esplicita in 2 modi: immaginazione sociale e spaziale. Si giunge quindi a una domanda: quale dev’essere la struttura di un’odierna città per superare l’isolamento dell’individuo e riaprire la strada a un contatto con la comunità?

Si analizzano quindi alcuni esempi:

-         il centro comunitario di Saint-Dié, città distrutta dalla guerra per cui Le Corbusier progetta spazi di straordinario interesse: volumi indipendenti e tuttavia in stretto rapporto tra loro ( non realizzato ).

-        Unité d’habitation: l’immaginazione sociale prende forma con un edificio che coniuga attrezzature individuali e collettive, abitazioni e vita sociale.

-        Alexander – polder – Rotterdam: coniuga diversi tipi di abitazione raggruppate in unità di quartiere con spazi verdi e centri comunitari.

-        Centro commerciale/comunitario Back Bay Center, Boston: un gruppo di architetti tra cui Walter Gropius progetta un centro in cui sono ammessi solo i pedoni, con la conseguenza di annullare la necessità di facciate sulla strada.

-         Il Campidoglio di Chandigarh: in esso Le Corbusier coniuga Oriente e cemento armato, con la modellazione di superfici su livelli diversi, specchi d’acqua, colline artificiali.

Si affronta in seguito il tema della copertura, analizzato nella sua evoluzione tramite una serie di esempi che partono dalla cupola come rappresentazione dell’universo, fino alla sperimentazione dell’inizio del ‘900 , con strutture sempre più sottili e leggere e alle cupole a guscio d’uovo per giungere alle cupole concave verso l’interno, di cui un esempio può essere la Cappella di Ronchamp di Le Corbusier. Essa viene analizzata nelle sue soluzioni formali e strutturali, ma soprattutto in quanto simbolo e speranza di una svolta, di una decadenza del “gusto dominante”, di una scomparsa della scissione tra pensiero e sentimento.

 

Epilogo

Il quartiere residenziale con cellule d’abitazione non basta più, è necessaria la casa di abitazione allargata, devono essere previsti dei centri comunitari.

-        Devono essere restaurati i diritti del pedone

-        Deve essere ripristinato il contatto tra uomo e natura

-        Le 4 funzioni dell’urbanistica: lavoro, abitazione, traffico e riposo hanno perduto il loro equilibrio

-        È necessario disperdere i compatti agglomerati urbani e devono sorgere piccole unità, commisurate in base al metro umano

-        È necessario differenziare le abitazioni secondo i bisogni delle diverse età

-        Architetti e urbanisti devono avere la padronanza dei mezzi espressivi dell’artre moderna.

 

GLOSSARIO

Monumentalità – La monumentalità nasce dall’eterno bisogno degli uomini di creare simboli per le loro gesta e il loro destino, per le loro convinzioni religiose e sociali. Questa esgenze non può essere repressa; in tutte le circostanze essa cerca sempre di manifestarsi.

Pseudomonumentalità – La pseudomonumentalità è presente anche nel nostro secolo e a nessun sistema politico si deve fare questa imputazione in modo particolare. Non ha nulla in comune con i suoi modelli e si affermò nella sfera della società napoleonica. L’origine delle costruzioni pseudomonumentali può ritrovarsi in schemi senza vita, in un’architettura cartacea.

Core – L’interesse per il core fa parte del processo di umanizzazione: significa ritorno alla misura umana, alla considerazione dei diritti dell’uomo di fronte alla tirannia della macchina. Ci si domanda se sia possibile costruire reali cuori cittadini nell’ambito della noastra cultura occidentale, finchè manca di una ben delineata struttura sociale.

Nuovo regionalismo – È lo studio rispettoso delle abitudini da parte dell’architetto delle abitudini di vita, del clima, prima di passare al progetto. Questo nuovo regionalismo mira quindi in primo luogo a soddisfare le condizioni cosmiche e terrestri.